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Origine dei cocktails | Stampa |  E-mail

Tra bar enoteche, night-club, ristoranti ed alberghi di tutto il mondo, si potrebbero idealmente mettere insieme circa ottomila ricette per cocktail: è però ovvio che la maggior parte di esse non presenterebbero alcuna validità, oppure risulterebbero soltanto mediocri e trascurabili elaborazioni di altre.

Entrare nel mondo dei cocktails, per il neofita o anche per colui che vuole approfondirne la conoscenza, vuol dire comprendere gradatamente “l’arte del miscelare”, cioè l’espressione più complessa e raffinata di un ‘altra arte difficile: il bere.

Ma sarà bene procedere, per chi non la conoscesse, con una sintetica ‘storia’ che ci narrerà, nell‘ambito di questa nostra presentazione, l’evolversi della tecnica di preparazione dei cocktails a partire dagli anni ‘20, periodo in cui imperava negli Stati Uniti il Proibizionismo. A quel tempo, in America, c’era per molti il comprensibile bisogno di nascondere un alito che profumava troppo di whisky o di gin di contrabbando, e ciò diede grande impulso all’ideazione dei cocktails.

 


Solo una parte della popolazione smise infatti di bere durante il Proibizionismo, e si trattava proprio di coloro che occupavano i ruoli sociali più in vista. Più in seguito, con la fine delle restrizioni in tema di alcoolici, l’uso ed il consumo dei cocktails - già divenuto regola - si consolidò ancora di più. Alla fine della seconda guerra mondiale parecchie cose cambiarono. I cocktails divennero più ‘equilibrati’, meno approssimativi ed ‘arditi’ nelle loro composizioni. Nell’epoca odierna, la ‘New York Bartender ‘s Union ‘afferma che non meno di 50 diversi tipi di cocktails vengono serviti regolarmente nei bar statunitensi; i cocktails più quotidianamente diffusi nei locali del Regno Unito, invece, sono meno della metà. Ciò vuol dire che negli U.S.A. (e poi di conseguenza nel resto del mondo) l’abitudine di consumare bevande ‘composte’ come il cocktail non solo ordinandolo nei bar ma anche preparandoselo in casa è divenuto il simbolo di una condizione socio-economica ottimale a livello medio.

Nessuno sa in realtà come la parola cocktail sia divenuta la definizione della mistura di vari liquori. Relativamente in pochi d’altronde se lo sono chiesto e se, incuriositi, sono andati a ricercare le origini di questo termine, si sono trovati di fronte a numerose ed incerte storie contrastanti. Vale anzitutto la pena di citare che nel 1806, sulle pagine della rivista americana “The Balance “, furono stampati per la prima volta gli ingredienti di un cocktail. È anche probabile che il primo vero libro sui cocktails sia stato “The Bon Vivant’s Guide, or How to Mix Drinks “, pubblicato nel 1860 dal barman americano Jerry Thomas.
Ma la traccia più attendibile sulle origini della parola cocktail dovrebbe riferirsi a una mistura alcoolica, somministrata come eccitante nel XVIII° secolo ai galli da combattimento, denominata “Cock-ale “. Tale parola deriva a sua volta da quella francese “Coquetel “, usata un tempo per indicare una bevanda composta nella zona di Bordeaux.
Se siete curiosi di conoscere davvero l’affascinante mondo dei cocktails, non vi resta che navigare su Cocktails Mania.

 
 



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